Corso di Analisi Sensoriale dell’Olio a Navelli il 22 e 23 Agosto 2013

Giovedì 22 e Venerdì 23 Agosto 2013 è in programma il corso di analisi sensoriale dell’olio d’oliva a Navelli, presso l’Agriturismo Casa Verde.

Il corso, della durata di 7 ore, è stato organizzato dall’Associazione culturale Art Abruzzo Foodies e sarà tenuto dall’agronomo G. Colantoni. Durante le lezioni si degusteranno vari qualità di olii extravergine d’oliva.

Più informazioni su: Eventi a Civitarenga, Eventi a Navelli, Eventi nell’aquilano, Eventi in Abruzzo

Programma del Corso di Analisi Sensoriale dell’Olio:

  • Proprietà dell’olio extravergine d’oliva
  • Composizione chimica
  • Analisi chimico-fisica
  • Influenze esterne sulle caratteristiche organoelettiche e chimiche dell’olio
  • Valutazione organoelettica
  • Qualità e tracciabilità

Il costo del corso è di 20 euro. Venerdì 23 Agosto si terrà una cena didattica a base di olii e prodotti tipici locali, al costo di 20 euro.

Pagina Facebook ufficiale dell’Associazione culturale Art Abruzzo

L’Agriturismo Casa Verde si trova in via Umberto a Civitarenga, una frazione del comune di Navelli. Il piccolo borgo è distante 3 km dal proprio municipio, 33 km da L’Aquila, 66 km da Chieti, 77 km da Pescara, 84 km da Teramo.

Sito istituzionale del Comune di Navelli

 

Concerto di Mario Biondi a Rivisondoli il 18 Agosto 2013

Domenica 18 Agosto 2013, alle ore 21.00, è in programma il concerto di Mario Biondi a Rivisondoli (L’Aquila) presso Piazzale Michelangelo. L’ingresso è gratuito.

Mario Ranno, in arte Mario Biondi, è un cantante e compositore italiano nato nel 1971 a Bitetto, in provincia di Bari. I suoi esordi risalgono al 1988 e negli anni si appassiona sempre più alla musica soul. In carriera pubblica 6 album, l’ultimo lavoro Sun verrà presentato live nel tour 2013.

Sito ufficiale di Mario Biondi: www.mariobiondi.com

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Rivisondoli è comune immerso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, di circa 700 abitanti, situato a circa 1.320 metri sul livello del mare. Il centro storico è distante 95 km da Chieti, 101 km da L’Aquila, 107 km da Pescara, 161 km da Teramo e 184 km da Roma.

Sito istituzionale del Comune di Rivisondoli

Guarda il video ufficiale della famosa cover interpetata da Mario Biondi This is what you are:

 

Civitella Alfedena

 

In Abruzzo, nell’alta valle del Sangro della provincia de L’Aquila, tra il massiccio della Camosciara, cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, ed il lago di Barrea, è situato il borgo medievale di Civitella Alfedena.

Civitella Alfedena è il più antico e piccolo paese della vallata ma le numerose invasioni barbariche ne hanno cancellato quasi ogni antica traccia, non dando la possibilità di ricostruire con certezza la storia delle sue origini, per le quali possiamo solo basarci su teorie e congetture e su una serie di reperti rinvenuti nella vasta area del suo territorio.

Il primo insediamento nell’area dell’antico borgo è di origini preromaniche. Secondo alcuni studiosi Civitella Alfedena sarebbe stato il luogo dove sarebbe sorta Fresilia, una antichissima e potentissima città che nell’anno 450 sarebbe stata conquistata dai romani comandati da Marco Valerio Massimo.

Questa supposizione viene confutata da una gran parte di studiosi che sostengono che Civitella Alfedena dovesse essere un avamposto o un luogo di villeggiatura dell’antica Alfedena, Aufidena, capitale dei Caraceni, piccola tribù sannitica. A conforto di questa seconda teoria vi sono numerosi reperti trovati nei dintorni di Civitella Alfedena, come acquedotti, bagni e sepolture, proprio di impronta caracena. L’unica certezza che abbiamo è che questo avamposto dopo essere stato completamente distrutto dalle incursioni dei barbari venne abbandonato.

Un certo Padre Domenico, appartenente all’ordine dei benedettini, fece costruire, fra il 1030 ed il 1060, un fortilizio  nel borgo di Roccatremonti, di cui oggi esistono solo alcuni ruderi, come rifugio per le genti dell’area. Anche quest’ultimo venne distrutto ed incendiato, questa volta dalle truppe di Giacomo Cantelmo nell’anno 1240, costringendo le popolazioni ad una nuova fuga che le portò a ripopolare l’area di Civitella Alfedena, soprattutto grazie all’aiuto dei monaci benedettini di Montecassino che ai adoperarono per radunare ed organizzare tutte le persone disperse nel territorio.

Si formò, così, il primo nuovo borgo, di impronta tipicamente medievale, con le case addossate tra loro in modo da formare una sorta di muraglia quasi inattaccabile dall’esterno perché i portali delle abitazioni furono costruiti solo al suo interno. Questa struttura, che aveva anche la funzione di proteggere il borgo dai rigidi freddi invernali, è ancora in parte esistente nella parte più antica del paese.

 

Nel feudalesimo, precisamente nel periodo che và dal XII al XIX secolo, si sono succedute al suo governo quattro famiglie di feudatari: i Di Sangro, i Cantelmo, i Ciorla ed, in ultimo, i Della Portafino al 1850.

A causa di molte pesanti calamità, quali la carestia, dal 1647 al 1648, il terribile terremoto del 1654 e la peste del 1656, il borgo si spopolò nuovamente. Devastante risultò essere anche un saccheggio subito nell’anno 1864 da parte di una banda di oltre 40 briganti, comandati da Domenico Coja. Il fenomeno del brigantaggio fu così presente nell’area del piccolo paesino che molte famiglie di briganti, come i Fuoco e i Tamburini, arrivarono a chiedere una sorta di pizzo, chiedendo denaro in cambio della incolumità del bestiame.

Nonostante queste gravi e pesanti vicissitudini subite, i civitellesi si sono sempre risollevati, dimostrando di avere uno spirito intraprendente ed un grande carattere. La loro più grande intuizione è stata quella di comprendere che il turismo, in un territorio come il loro, spettacolare sotto l’aspetto storico, naturalistico e faunistico, poteva essere una valida risorsa economica per il paese.

Villetta Alfedena ai nostri giorni è un paese davvero suggestivo ed affascinante, con le sue case in pietra, i vicoli strettissimi, le rampe dei gradini in selciato bianco, le botteghe di artigianato di tessitura a mano, di ceramiche dipinte, di lavorazioni della cartapesta, di produzioni di miele e di ricotte affumicate alle erbe.

Tra i monumenti ed i luoghi di interesse del paese, l’edificio più antico risulta essere la Torre Cilindrica del XV secolo, classica casa a torre medievale ancora abitata, alla quale si accede tramite una gradinata. La torre è stata il fulcro intorno al quale si è formato il primo nucleo urbano. Un altro antico edificio risalente al XVI secolo è la Saettiera, struttura difensiva posizionata in modo da godere di un’ottima visuale sulla vallata, in uso alle famiglie agiate, dotata di piccole feritoie che permettevano di lanciare le saette, le frecce o sparare contro i briganti e i rivoltosi. Da menzionare è anche la bella chiesa del XIII secolo di San Nicola di Bari, con coro ligneo barocco.

Per la ricchezza del suo territorio dal punto di vista naturalistico dal paese è possibile effettuare una serie di suggestive escursioni all’interno della Camosciara, area più incontaminata dell’intero Parco Nazionale d’Abruzzo, e al lago di Barrea. Da segnalare sono anche le due aree faunistiche del lupo e della lince, dove è possibile osservarne anche qualche esemplare in semi-libertà.

Tra le manifestazioni ospitate dal borgo molto affascinante è la fiaccolata che usualmente si tiene il 30 dicembre, evento che, anche se si svolge nei monti circostanti, risulta essere visibile dal paese stesso. Famoso è anche il presepe di cartapesta, con figure a misura d’uomo, che ogni Natale si allestisce lungo le vie del borgo.

Fare una passeggiata per i vicoli del paese, che conserva ancora oggi il fascino dell’antica struttura medievale, caratteristica di diversi paesi dell’appennino, è conoscere una parte importante delle tradizioni e della storia abruzzese, immersi, nello stesso tempo, in un vero paradiso di natura incontaminata.

Come arrivare a Civitella Alfedena

Dal Nord Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma. Dopo essere usciti al Casello Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, ed infine Civitella Alfedena

Dal Sud Italia: prendere l’autostrada A 14 in direzione di Pescara, ed imboccare, poi, l’autostrada A 16 in direzione di Benevento. Continuare, quindi, sulla strada statale 88 (SS 88) in direzione di Campobasso, seguendo la direzione Campobasso/Isernia. Imboccare, poi, la strada statale 17 (SS 17) fino a prendere la strada statale 83 (SS 88) per Alfedena, Barrea ed infine Civitella Alfedena

Da Pescara: imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma ed uscire al Casello Bussi/Popoli. Seguire, poi, le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, ed infine Civitella Alfedena

 

 

Cicoria Cacio e Ova – Ricette Abruzzesi dell’800

               Cicoria Cacio  e Ova               

(per 4 persone):

  • 1 kg di cicoria;
  • 4 uova;
  • 100 gr di pecorino grattugiato o caciocavallo;
  • brodo vegetale.

 

Dopo aver lessato la cicoria in acqua bollente, tritarla in modo sottile e metterla in una pentola di terracotta. A questo punto unire il pecorino grattugiato, le uova, l’olio e il brodo caldo. Mescolare bene il tutto  e lasciare andare a fiamma alta fino a che si formi una specie di stracciatella. Servire con pane fritto e con del cacio sopra.

Rosé della Valle Peligna

Ibisco Rosa

Bassa

 

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

In Abruzzo, nel borgo medievale di Cocullo, in provincia de L’Aquila, sorge, su una piazzetta omonima, la chiesa di Santa Maria delle Grazie. La sua costruzione risale alla metà del XIII secolo mentre sua la facciata, costruita con blocchi di pietra, risale al XIV secolo.

Secondo alcuni la chiesa sarebbe stata edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove. La facciata risulta essere molto lineare: al suo centro è presente un portale rettangolare sormontato da un architrave con una scultura raffigurante l’Agnus Dei. Al di sopra dell’architrave vi è una lunetta di forma ogivale contenente, al suo interno, resti di un affresco, e all’angolo sinistro della sua cornice un bassorilievo raffigurante un viso nell’atto di suonare un elemento vegetale. Ai lati del portale si notano due piccoli pilastri sormontati da elementari capitelli, e, a fianco di quello di destra, è presente una piccola scultura antropomorfa a rilievo. Ai rispettivi lati delle due colonne sono presenti due sedili di pietra. Nell’angolo destro dello stipite del portale si nota la presenza di un bassorilievo che riproduce la testa di un leone.

Rendono più imponente la semplice facciata due importanti pilastri, con funzione puramente decorativa, sormontati da due edicole contenenti due statue del XVI secolo, delle quali quella di destra riproduce la Madonna.

La parte superiore del prospetto è divisa da due cornici orizzontali che delimitano due settori; in quello mediano si nota un rosone, una semplice iniziale espressione di finestra a ruota. Esso è a raggiera e formato da otto colonnine con piccoli capitelli che sorreggono degli elementi a V; il tutto è contornato da un giro di foglie di palma.

Elemento singolare di questa facciata è la presenza, su entrambi i sedili in pietra, di un disegno che infonde a questo luogo un senso di fascino e di mistero. E’ la Triplice Cinta, simbolo antichissimo, si parla di origini preistoriche e megalitiche, che si trova in molti antichi edifici, anche importanti, come l’Acropoli di Atene, il Partenone, basiliche e chiese. E’ citato anche in due punti della Bibbia, nella apocalittica Gerusalemme Celeste, e dove si parla del tempio di Salomone. Adottati dai Templari per indicare la sacralità di un luogo, questi simboli sono rappresentati ognuno da tre quadrati concentrici collegati fra loro da linee mediane a mò di croce, e sarebbero tracciati in luoghi ad alta energia tellurica, magnetica ed astrale, che si potenzierebbe in presenza di altre energie, come quelle spirituali, emesse da chi prega. Secondo studiosi esoterici questi simboli potrebbero procurare esperienze mistiche e illuminazioni.

Sulla parete laterale di destra è situato un secondo portale datato 1552. Nel suo architrave è rappresentata una piccola scultura zoomorfa.

L’interno, a navata unica, ha subito notevoli rifacimenti nel XVII secolo, e risulta cadenzato in quattro settori delimitati da tre grandi archi ogivali. Sulla destra dell’entrata sono stati abilmente restaurati due affreschi raffiguranti una Crocefissione e una Deposizione. Sempre sul lato destro si notano considerevoli resti di affreschi del XVI secolo. Nei pressi dell’entrata laterale si trova un notevole trittico, in ottime condizioni, nel quale sono rappresentati S. Amico di Rambone con ai sui lati Sant’Antonio e Santa Maria Maddalena.

L’arredo interno, purtroppo, è stato oggetto di furti, come quello dei due leoni in pietra e dei due quadri delle cappelle laterali raffiguranti Sant’Anna e la Madonna di Pompei. Resta una bella acquasantiera all’entrata laterale.

Come arrivare alla chiesa di Santa Maria delle Grazie

Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada Adriatica A14 e, una volta giunti in Abruzzo, imboccare, nei pressi di Pescara, l’autostrada A25 in direzione di Roma. Uscire al casello di Cocullo, dirigersi verso il centro del borgo dove è situata la chiesa di Santa Maria delle Grazie

Da Pescara: prendere l’autostrada A25 in direzione di Roma, uscire al casello di Cocullo e dirigersi verso il centro del borgo dove è situata la chiesa di Santa Maria delle Grazie

 

Castello Piccolomini – Capestrano

 

Il castello Piccolomini di Capestrano, in provincia de L’Aquila, Abruzzo, rappresenta una delle fortezze più affascinanti di tutto il panorama abruzzese.

Sorto in un’epoca non ben definita, si parla della sua edificazione tra il XIV ed il XV secolo, ha subito molte ristrutturazioni ed ampliamenti che, però, non hanno sminuito il suo aspetto maestoso. Il castello venne sicuramente ampliato, intorno alla metà del XV secolo, da Antonio Piccolomini, che lo arricchì di due bastioni circolari e di un ampio fossato. Della nobile famiglia toscana il maniero ha ereditato anche il nome e lo stemma dei Piccolomini è ancora visibile su uno dei suoi portali d’ingresso. La fortezza è appartenuta nel tempo, come tutta la città di Capestrano, ad altre importanti casate nobiliari quali, ad esempio, gli Acclozamora ed i Dè Medici.

Il fatto che l’imponente torre quadrata presente al suo interno sia posta in una collocazione atipica rispetto al resto del complesso fa pensare che la costruzione della fortezza sia avvenuta su una fortificazione preesistente ad essa.

Il castello, nato solo con funzioni difensive, ai nostri giorni mostra anche finalità di residenza padronale. La parte residenziale, che presenta una forma ad L, risultava essere anche quella più protetta di tutto l’edificio, essendo priva di aperture e circondata da un fossato. Con la restaurazione dell’anno 1924 anche questo lato della costruzione fu, purtroppo, manomesso, con l’aggiunta di nuove finestre di un nuovo ingresso.

La fortezza venne costruita in modo da poter resistere ai più pesanti assedi portati dai nemici. A conferma di tutto ciò si possono citare due momenti storici datati 1423 e 1528 nel quale il borgo si vide attaccare da truppe comandate da Braccio da Montone, a capo delle forze di Alfonso V D’Aragona,  e da Pietro Navarro, a capo di milizie francesi, che videro soccombere sempre i suoi avversari. L’edificio è circondato da una possente cinta muraria. Nelle sue vie d’accesso sono presenti bertesche e feritoie, architetture militari difensive.  Al centro del bellissimo cortile interno si trova un meraviglioso pozzo quattrocentesco in marmo, con al fianco colonne con capitelli intarsiati a foglia. Da lì si accede ai piani superiori attraverso una massiccia gradinata costruita in pietra.

Dalle mura della fortezza si può godere di un panorama spettacolare, una splendida veduta sulle valli circostanti.

Il castello Piccolomini, oggi di proprietà del comune di Capestrano, ospita, al suo interno, il municipio della cittadina.

Come arrivare a Capestrano

Dal Nord o dal Sud Italia: prendere l’autostrada Adriatica A14 con direzione Bologna se si viene dal Sud o Bari se si viene dal Nord.  Giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A25 con direzione Roma uscendo a Bussi/Popoli. Da lì prendere la SS 5, l’antica via consolare Tiburtina Valeria, con direzione L’Aquila. Poi prendere la SS 153 “Valle del Tirino” con direzione Capestrano.

Da L’Aquila: prendere la SS 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica  con direzione Pescara, poi prendere la SS 153 “Valle del Tirino” con direzione Capestrano

 

Castello di Pagliara

A pochi chilometri dal borgo di Isola del Gran Sasso, in provincia de L’Aquila, in Abruzzo, circondato dallo splendido scenario naturale del massiccio roccioso del Gran Sasso, a circa 1000 metri di altitudine, si trovano i ruderi di quello che era il castello di Pagliara.

Non ci sono state tramandate molte notizie certe sulla storia del castello. Il suo primo impianto sarebbe stato realizzato durante il IX secolo. Per molti secoli la fortificazione è stata un possedimento della nobile famiglia dei conti di Pagliara o di Collepietro, tra i cui illustri personaggi spicca San Berardo di Pagliara, vescovo di Teramo dal 1116 al 1122, che ebbe i suoi natali proprio all’interno del castello di famiglia. Dal Catalogus Baronum, antico documento redatto dai normanni verso la metà del XII secolo dopo la loro conquista dell’Italia meridionale, che riportava la lista di tutti i vassalli e dei loro possedimenti, risulta che Oderisio di Collepietro era il signore di Palearia, da cui derivò il nome di Pagliara. Nel 1248 Papa Innocenzo IV confermò il possesso di tutti i beni,già precedentemente concessi alla famiglia Pagliara dal re di Sicilia, a Gualtiero de Palearia, conte di Manoppello, cancelliere del Regno di Sicilia, nominato poi anche vescovo. Tra i possedimenti erano compresi, tra gli altri,  il borgo di Isola del gran Sasso ed il castello di Pagliara.

Tra le ultime informazioni che ci sono giunte sul castello di Pagliara, una, dell’archivio vescovile della città di Teramo,  ne documenta la nomina come “comitissa Paleareae” della marchesa Della Valle nell’anno 1774. Il feudo vide il suo passaggio, poco più in là nel tempo, nelle mani della famiglia dei principi di Torella, i Caracciolo.

Della struttura originale altomedioevale del castello oggi rimane ben poca cosa. Tra i ruderi della vecchia fortificazione, rappresentati da grossi blocchi di roccia calcarea, sono visibili parti di antiche torri circolari. Il castello aveva una forma allungata e dominava l’intera vallata.

Si confonde tra i ruderi del castello la chiesetta di Santa Maria di Pagliara, S. Mariae de Palearia, probabilmente costruita intorno al XII secolo, le cui prime notizie documentate della sua esistenza risalgono nelle decime, tributi esistenti fin dall’antichità, dell’anno 1324. La chiesa, che venne ristrutturata nel 1825 da un certo “Frà Nicola”, a tutt’oggi risulta lesionata e sorretta da imponenti impalcature.

L’escursione al castello di Pagliara rappresenta una affascinante passeggiata tra vedute mozzafiato, circondati da un ambiente incontaminato, ricco di specie sia animali che vegetali. Nella nostra uscita abbiamo incontrato una famiglia di cinghiali ed una di volpi, entrambe con cuccioli al seguito.

Ci sono diversi modi per raggiungere il castello. Seguendo l’itinerario scelto da noi si impiega, tra andata ed ritorno, circa un’ora di cammino. Non si incontrano particolari difficoltà nella escursione, che è quindi consigliata a tutti quelli che abbiano un minimo di condizione fisica.

Come raggiungere il castello di Pagliara

Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada Adriatica A14, e, una volta giunti in Abruzzo, uscire al casello Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo. Imboccare poi, la strada statale 80 (SS80) in direzione di Teramo fino a prendere l’autostrada A24 in direzione de L’Aquila. Una volta usciti al casello di San Gabriele/Colledara, seguire le indicazioni per Isola del Gran Sasso. Da lì ci sono diversi modi per raggiungere il castello. Quello più comodo, secondo noi, consiste nel prendere la direzione dell’eremo di Fratta Grande, superarlo, e continuare a salire fino ad arrivare ad incrociare una doppia segnaletica che indica, a destra, Piane del fiume, ed, a sinistra, castello di Pagliara a 2 km. Proseguire su questa direzione fino ad arrivare ad uno slargo, una piccola piazzetta in mezzo alle montagne, dove è possibile parcheggiare la macchina. Da lì c’è una stradina sterrata, che, in salita, porta al castello di Pagliara.

Da Pescara: prendere l’autostrada Adriatica A14 in direzione di Ancona ed uscire al casello Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo. Imboccare poi, la strada statale 80 (SS80) in direzione di Teramo fino a prendere l’autostrada A24 in direzione de L’Aquila. Una volta usciti al casello di San Gabriele/Colledara, seguire le indicazioni per Isola del Gran Sasso. Da lì ci sono diversi modi per raggiungere il castello. Quello più comodo, secondo noi, consiste nel prendere la direzione dell’eremo di Fratta Grande, superarlo, e continuare a salire fino ad arrivare ad incrociare una doppia segnaletica che indica, a destra, Piane del fiume, ed, a sinistra, castello di Pagliara a 2 km. Proseguire su questa direzione fino ad arrivare ad uno slargo, una piccola piazzetta in mezzo alle montagne, dove è possibile parcheggiare la macchina. Da lì c’è una stradina sterrata, che, in salita, porta al castello di Pagliara.

 

Castello di Bominaco

Situato sulla cima del colle che domina Bominaco, non lontano dal borgo di Caporciano, il castello venne verosimilmente edificato durante il XII secolo. Distrutta dalla guerra tra Angioini ed Aragonesi, la fortezza venne ricostruita da Cipriano da Iacobuccio da Forfona, previo consenso di papa Martino V. Il castello aveva  solo funzioni militari e non abitative, a difesa del monastero e degli abitanti del luogo.

La sua struttura è costituita da una cinta muraria trapezoidale, interrotta da torri a base quadrata, e da una imponente torre circolare di avvistamento, costruita intorno al XV secolo. Probabilmente, sulla sommità di questa torre si accedeva tramite scale di legno amovibili, dato che non sono stati rinvenuti indizi che facciano pensare ad altri tipi di strumenti strutturali possibili di accesso.  Le mura sono state costruite con la metodologia a sacco, molto usata per la realizzazione di edifici storici e difensivi, con pietre di piccola pezzatura. La sua composizione era essenziale per permettere al meglio la sua difesa anche da parte di tutti gli abitanti.

Il castello, oggi agibile perché recentemente restaurato, è raggiungibile attraverso un sentiero moderatamente scosceso dalla frazione di Bominaco.

La visita al castello è gratuita.

Bominaco

Bominaco è un piccolo borgo medioevale, frazione del comune di Caporciano, situato in provincia de L’Aquila, Abruzzo. La sua posizione predominante rispetto alla piana di Navelli gli permetteva di monitorarne una vasta porzione di  territorio. Anticamente Bominaco fu parte integrante di un vasto complesso monastico costruito ad opera dei monaci benedettini. Non è semplice avere una ricostruzione storica del monastero poiché, nel tempo, sono andati perduti tutti i suoi più importanti documenti, compreso l’importantissimo Registrum Actorum et Scripturarum S. Mariae de Bominaco. In alcuni scritti del Chronicon Farfense risalenti all’XI secolo, i primi, disponibili, che danno testimonianza della sua esistenza, il borgo veniva chiamato con il nome di Mamenacus. Dagli stessi scritti si apprende che il complesso monastico appartenne all’abbazia di Farfa fino alla fine del l’XI secolo, allorquando, dopo la conquista normanna, passò in dono a Giovanni, vescovo di Valva. Questo passaggio di mano vide lungamente come oppositori gli stessi monaci benedettini, che si sottomisero definitivamente al vescovo di Valva soltanto nel 1342.  Dopo un periodo di annessione alla diocesi de L’Aquila, nel 1423 il borgo venne saccheggiato e duramente danneggiato da Braccio da Montone, durante la guerra tra Angioini ed Aragonesi.

Nonostante le molte dispute e le lotte che nel tempo si sono susseguite per il predominio su Bominaco,  fortunatamente alcuni dei suoi tesori sono riusciti ad arrivare fino ai nostri giorni. Tra tutti, vanno ricordati la Chiesa di Santa Maria Assunta, l’Oratorio San Pellegrino ed il suo castello, il castello di Bominaco.

Come raggiungere Bominaco

Dal Nord Italia: prendere l’autostrada A14 in direzione di Bari, arrivati in Abruzzo uscire al casello Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo. Prendere, poi, l’autostrada A25 con direzione L’Aquila. Una volta uscito a L’Aquila est, imboccare la strada statale 17 (SS17) con direzione Pescara. Prendere lo svincolo per Caporciano sulla strada provinciale 40 (SP40). Seguire, poi, le indicazioni per la frazione di Bominaco

Dal Sud Italia: prendere l’autostrada A14 con direzione Bologna, arrivati in Abruzzo, presso Pescara, imboccare l’autostrada A25 con direzione Roma. Uscire al casello Bussi/Popoli, seguire la direzione L’Aquila prendendo la strada statale 17 (SS17) fino alla svincolo per Caporciano sulla strada provinciale 40 (SP40). Seguire, poi, le indicazioni per la frazione di Bominaco

Da Pescara: imboccare l’autostrada A25 con direzione Roma. Uscire al casello Bussi/Popoli, seguire la direzione L’Aquila prendendo la strada statale 17 (SS17) fino alla svincolo per Caporciano sulla strada provinciale 40 (SP40). Seguire, poi, le indicazioni per la frazione di Bominaco

 

Castello di Barrea

In Abruzzo, nella parte più alta dell’antico borgo medioevale di Barrea, in provincia de L’Aquila, si ergono due torri: quella più in alto, la più antica, è a base quadrata e quella più in basso, di forma circolare. Esse sono collegate da mura perimetrali che formano un recinto irregolare fortificato, con terrazzamenti a diversi livelli, ben inseriti in un terreno scosceso: tutto questo complesso è chiamato il Castello di Barrea anche se, in realtà, risultava essere un bastione difensivo, posizionato nella parte più alta, a protezione della popolazione del borgo.

Dal Catalogus Baronum, una sorta di lista di tutti i vassalli e dei relativi possedimenti redatta dai normanni nel periodo in cui si impossessarono del sud Italia, intorno al XII secolo, risulta che iprimi feudatari del luogo furono i Di Sangro, che, verso il 1017, innalzarono la prima torre, la più antica, a sezione quadrata, con funzioni di avvistamento. La torre resistette a molti assalti, finchè, nel 1230, durante la lotta fra Papa Gregorio IX e l’imperatore Federico II, Giovanni Colonna e Giovanni di Brienne, al comando delle truppe pontificie, per punire i Di Sangro, fedeli all’imperatore, la devastarono completamente.

Questa fu poi ricostruita nella stessa sede, utilizzando anche materiali recuperati dalla struttura precedente. Nel 1400 diventarono feudatari di Barrea i Caldora che edificarono il secondo torrione, quello a pianta circolare, posizionato per il controllo della Porta di Sopra, il più importante dei due accessi al paese. Si completò, così, il bastione difensivo.

La fortezza passò, nel tempo, nelle mani di diverse famiglie che si avvicendarono al potere di Barrea. La sua struttura, sempre più rovinata e decadente a causa dei danni recatigli dai molti terremoti e dalle scorribande di briganti, rifiorì nel 1812, quando il sindaco Crescenzio Scarnecchia, proprio per cercare di contrastare le violente incursione dei banditi, fece restaurare le mura. Nel 1864, dopo l’Unità d’Italia, tutto il complesso venne venduto a Luigi di Loreto al prezzo di lire 127,50. I Di Loreto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ripararono parzialmente il castello, e, in collaborazione con le amministrazioni locali, lo aprirono al pubblico.

Dal 1960 fino al terremoto del 1984, il complesso fu utilizzato, prevalentemente nel periodo estivo, come sede di manifestazioni, mostre e concerti. Dopo il terremoto il castello divenne inagibile fino al 2006, quando la famiglia Di Loreto lo donò al comune di Barrea, che , dopo vari e complessi restauri eseguiti nei minimi dettagli, ha destinato il Castello di Barrea ad ospitare eventi culturali. Finalmente dal 2010 il castello è aperto al pubblico, che può godere degli splendidi e suggestivi panorami della valle del Re. Particolare è la veduta inquadrata attraverso le grate delle finestre della torre rotonda, sul lago artificiale di Barrea, con i monti che fanno da cornice.

La visita al Castello di Barrea è emozionante, al suo interno ci si imbatte in possenti archi costruiti a conci irregolari, cunicoli, pareti con feritoie, terrazzamenti con fiori e gradinate, finestre nelle mura perimetrali con scorci sulla splendida vallata e sul lago di Barrea. Ovunque si incontrano visioni inaspettate ed emozionanti.

Come raggiungere il Castello di Barrea

Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, in prossimità di Pescara, imboccare l’autostrada A 25. Uscire al casello Bussi/Popoli e, seguendo le indicazioni per L’Aquila, continuare sulla strada statale 17 (SS17), verso Popoli, proseguendo, poi, sulla statale 83 in direzione del Lago di Barrea, Alfedena, Villetta Barrea, e poi di Barrea. Una volta arrivati al borgo, seguire le indicazioni per il Castello di Barrea

Da Pescara: imboccare l’autostrada A 25ed uscire al casello Bussi/Popoli . Seguire, poi, le indicazioni per L’Aquila, continuare sulla strada statale 17 (SS17), verso Popoli, proseguendo, poi, sulla statale 83 in direzione del Lago di Barrea, Alfedena, Villetta Barrea, e poi di Barrea. Una volta arrivati al borgo, seguire le indicazioni per il Castello di Barrea

 

Cappelle’s Oktoberfest a Cappelle dei Marsi dal 19 al 22 Settembre 2013

Da Giovedì 18 a Domenica 22 Settembre 2013 è in programma la II edizione di Cappelle’s Oktoberfest a Cappelle dei Marsi, frazione diScurcola Marsicana, in provincia de L’Aquila.

Alla festa della birra, organizzata dalla ProLoco Cappelle dei Marsi, si potrà degustare l’originale HB Munchen in boccali da un litro, oltre a wurstel e pretzel bavaresi e le inmancabili specialità cappellesi. Durante le quattro serate si esibiranno dal vivo diversi gruppi musicali e dj-set.

Cappelle’s Oktoberfest si svolgerà presso il Piazzale della ProLoco in via Napoli.

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Cappelle dei Marsi è un paese di circa 1.400 abitanti, situato a 700 metri sul livello del mare. Il centro dista 4 km da Scurcola Marsicana, 48 km da L’Aquila, 103 km da Chieti, 104 km da Teramo, 115 km da Pescara.

Sito istituzionale del Comune di Scurcola Marsicana