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Buskers a Pescocostanzo il 23 Agosto 2013

Venerdì 23 Agosto 2013, dalle ore 19.00, si svolgerà la I edizione del Festival Internazionale degli Artisti di Strada Pescocostanzo Buskers Art Street. L’ingresso è gratuito.

L’evento si terrà nel centro storico di Pescocostanzo lungo il percorso Artisti della Manualità.

Alle ore 21.30, in Piazza Municipio è previsto lo spettacolo di teatro di strada della Compagnia dei Folli.

 

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Pescocostanzo è un comune abitato da circa 1.200 persone, che sorge a 1395 metri sul livello del mare. Il borgo è distante 99 km da Chieti, 103 km da L’Aquila, 109 km da Pescara e 164 km da Teramo.

 

Brodosilli – Ricette Abruzzesi dell’800

                      BRODOSILLI                      

 (per 4 persone):

  • 200 gr. di farina;
  • 30 gr. di guanciale (non usare la pancetta);
  • lardo od olio d’oliva;
  • 2 uova;
  • 1,5 l di brodo di carne.

Preparare una sfoglia con le uova, la farina e formare delle tagliatelle corte ed alte. Far colorire il guanciale e il lardo o l’olio d’oliva in un tegame e unirvi il brodo. Quando bolle versarvi le tagliatelle e portarle a cottura. Servire questo piatto caldo. La tradizione vuole che sia considerata in Abruzzo la minestra per le puerpere.

Ibisco Rosa

Cerasuolo

Bassa

 

Barrea

 

In Abruzzo, in provincia de L’Aquila, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo,  su una sporgenza rocciosa, tra il monte Greco e i monti della Meta, sorge ai piedi dell’omonimo lago di Barrea l’antico borgo medioevale di Barrea.

Il paese domina la stupenda Valle del Sangro, con le sue suggestive gole ed il sottostante incantevole lago artificiale. Numerosi reperti archeologi, consistenti in pietre lavorate, testimoniano il fatto che questo territorio fosse frequentato dall’uomo già nel neolitico. I primi insediamenti stanziali nell’area si fanno risalire almeno al primo millennio a.C., come confermato dalla presenza di necropoli rinvenute nel suo territorio.

Da importanti scoperte evidenziate dagli scavi della necropoli di Colleciglio, del VI e VII secolo a.C., con diverse tombe, come quella del guerriero, con vasellami, cinturoni di bronzo e pugnali, si è potuto con certezza affermare che tra il VI ed il VII secolo a.C. vi si fosse insediata anche la popolazione italica dei Sanniti.

Al termine delle guerre sannitiche Barrea fu lentamente romanizzata fino al I secolo a.C., quando divenne a tutti gli effetti territorio dell’Impero Romano.

E’ dell’VIII secolo la costruzione, da parte dei monaci benedettini, del monastero di San Michele Arcangelo in Barregio, nella Valle Regia. Quando il complesso venne distrutto dai saraceni, i monaci, nell’anno 1017, edificarono una nuova costruzione in una postazione differente. Questa volta, però, la strutturo assumeva un aspetto insolito, un particolare modello di convento– fortezza  con alte mura, piccole finestre e mensole molto sporgenti, così da renderne difficile la sua scalata.

Questo monastero, che dal 1700 è chiamato “Studio”, è situato all’esterno del centro storico, nei pressi della Porta di Sotto. Il suo accesso dal centro era rappresentato da una strada scavata nella roccia, protetta ai lati da alte mura. I monaci radunarono la popolazione della valle per proteggerla formando, così, il primo vero nucleo di Barrea, con case addossate fra loro e relative porte che ridavano solo verso l’interno della fortezza, senza aperture verso il suo esterno, così che le loro mura, tutte insieme, formavano una cinta difensiva con due soli accessi, la Porta di Sopra e la Porta di Sotto. Questa struttura urbanistica è tuttora esistente.

Il potere dei monaci venne via via scemando mentre andava crescendo quello della nobiltà feudale. I primi feudatari di Barrea furono i Di Sangro, che innalzarono la prima torre difensiva di sezione quadrata, con funzioni di avvistamento. Nel 1400 ci furono i Caldora, che edificarono il secondo torrione, a base circolare, per il controllo dell’ingresso a Barrea attraverso la Porta di Sopra. Dopo i Caldora subentrarono i D’Afflitto e successivamente i Caracciolo, che vi rimasero al potere fino alla fine del feudalesimo.

 

Nel XV secolo, in conseguenza del fatto che i vassalli stavano diventando, nel tempo, sempre meno soggetti ai poteri dei feudatari, si formarono una sorta di comunità locali di cittadini, dette “università”, che nel tempo acquistarono poteri decisionali ed, in parte, economici, e che possono essere considerate come precursori dei comuni. Prima del 1700 lo Studio fu venduto dai monaci proprio all’università di Barrea che lo adibì, in parte, ad una scuola che più tardi verrà gestita anche dal comune.

Forse l’appellativo di “Studio”  potrebbe derivare proprio da questo suo uso scolastico, se non dalla classica presenza nel monastero dello Scriptorium, luogo dove si scriveva.

Barrea, oltre ad aver subito delle dure conseguenze causate dagli effetti del fenomeno del brigantaggio, fu vittima di diversi attacchi dei filo-borbonici anche dopo l’unità d’Italia. Il paese, anche in conseguenza dei danni subiti dalla Seconda Guerra Mondiale, vide le sue genti emigrare in ogni parte del mondo. La sua economia venne praticamente messa in ginocchio dopo la costruzione del lago artificiale, chiamato anch’esso con il nome di Barrea, ricavato dallo sbarramento del fiume Sangro. Per la sua creazione andarono perdute una serie di terre molto fertili, con un duro colpo all’economia agricolo-pastorale.

Successivamente, però, questo incantevole lago è diventato il centro d’attrazione principale di tutta l’area del territorio di Barrea che è divenuto un centro turistico molto noto, sia per le bellezze naturali del luogo, sia per l’ambiente faunistico, sia per la perfetta balneabilità attrezzata del lago. Il tutto, in un ambiente che trasuda di storia, con il suo antico borgo, le sue splendide viuzze, i vividi fiori che rendono i suoi scorci più affascinanti e la cura dei minimi particolari, un paese che rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’intero panorama abruzzese.

Tra i monumenti ed i luoghi da visitare di Barrea, oltre a tutto il magnifico centro storico, tra gli edifici religiosi vanno segnalati: la Chiesa di San Tommaso Apostolo, del XIII secolo, ripetutamente danneggiata da terremoti, incendi e guerre, e ricostruita più volte, a tre navate, con l’interno decorato con stucchi e dorature barocche; Chiesa della Madonna delle Grazie, del XIV secolo, sommersa con la costruzione del lago e poi ricostruita  utilizzando elementi architettonici della prima edificazione, come il portale e gli altari.

Tra i monumenti e le costruzioni civili meritano una menzione: il castello di Barrea, suggestiva fortificazione che domina il borgo sottostante e tutta la vallata, con scorci e panorami di straordinaria intensità e bellezza; le due antiche porte d’ingresso al paese, denominate la Porta di Sopra e la Porta di Sotto; il monastero di San Michele Arcangelo, ai nostri giorni chiamato “Studio”, situato al di fuori del centro storico, non lontano dalla Porta di Sotto.

Di notevole importanza è la necropoli di Colleciglio, i cui ritrovamenti archeologici hanno permesso di ricostruire importanti aspetti riguardanti i riti funebri delle antiche popolazioni della valle. Molti dei reperti archeologici rinvenuti sul sito sono custoditi nel Museo del borgo di Barrea.

Bellissimo è lo scenario naturale delineato dai panorami del Parco Nazionale d’Abruzzo che circondano il borgo di Barrea, da dove è possibile partire per compiervi delle magnifiche escursioni.

Come arrivare a Barrea

Dal Nord Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma. Dopo essere usciti al Casello Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, ed infine Barrea

Dal Sud Italia: prendere l’autostrada A 14 in direzione di Pescara, ed imboccare, poi, l’autostrada A 16 in direzione di Benevento. Continuare, quindi, sulla strada statale 88 (SS 88) in direzione di Campobasso, seguendo la direzione Campobasso/Isernia. Imboccare, poi, la strada statale 17 (SS 17) fino a prendere la strada statale 83 (SS 88) per Alfedena, e poi per Barrea

Da Pescara: imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma ed uscire al Casello Bussi/Popoli. Seguire, poi, le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, ed infine Barrea

 

 

Alice Matteucci batte Michaela Boev 2-6 7-5 6-1: l’abruzzese è ai quarti in Bulgaria

 

Alice Matteucci supera il secondo turno dell’Itf 10.000$ di Burgas, superando per 2-6 7-5 6-1 la 22enne belga Michaela Boev (testa di serie numero 6 e numero 605 del ranking WTA).

Nei quarti di finale se la vedrà con la giocatrice di casa classe ’95 Viktoriya Tomova, teste di serie numero 3, e numero 403 al mondo.

Nel primo set parte forte la Boev portandosi sul 2-0, timida reazione di Alice che ottiene il controbreak, 2-1, scappa di nuovo la belga sul 4-1, l’abruzzese mantiene il servizio nel 6° gioco, 4-2, ma di nuovo un doppio gioco vinto dalla Boev fissava il primo parziale sul 6-2.

Il secondo set è caratterizzato da tre fasi. Nella prima parte domina la Matteucci che sale agevolmente sul 4-0, prima di subire la dura rimonta della Boev che porta quest’ultima in vantaggio 5-4. La reazione dell’abruzzese non si fa attendere e tre games consecutivi le permettono di riequilibrare la partita, vincendo di fatto il secondo set per 7-5, senza annullare match point.

Il terzo set si apre con tre break consecutivi che portano la Matteucci sul 2-1, e nel game successivo la tennista allenata da Tatiana Garbin riesce a mantenere il servizio a 0, regalando il 3-1 all’azzurra. Nei giochi successivi non c’è storia, il set si chiude con un eloquente 6-1 che porta ai quarti la giovane pescarese.

Con i quattro punti Wta conquistati, la Matteucci otterrà il nuovo best ranking saltando dalla posizione 817 alla 761 circa.

Statistiche Michaela Boev – Alice Matteucci 6-2 5-7 1-6

Michaela Boev Alice Matteucci
Ace 2 4
Doppi Falli 1 2
Punti vinti al servizio 47/96 43/76
Punti vinti in risposta 33/76 50/96
Percentuale Prime vinte 58% 59%
Percentuale Seconde vinte 31% 50%
Break Point vinti 6/9 7/20
Totale Punti vinti 80 93

 

Alice Matteucci batte Claudia Giovine e conquista il primo titolo da professionista

Domenica 15 Settembre 2013 – Alice Matteucci supera Claudia Giovine con il punteggio di 5-7 6-2 7-5 nella finale del torneo Itf Santa Margherita di Pula (10.000 $).

La 17enne pescarese, futura promessa del tennis italiano, dalla prossima settimana raggiungerà il nuovo best ranking, portandosi intorno alla posizione 840 Wta.

Partita dura contro una tennista, la Giovine, che nel 2010 aveva raggiunto la posizione 257 Wta, prima di finire nelle retrovie, causa infortuni e problemi vari.

Per la Matteucci si è trattato dell’11esimo torneo nel circuito pro, il quinto del 2013, ed aveva ottenuto come miglior risultato i quarti di finale un mese fa, nell’Itf di Locri (10.000 $).

Al termine della settimana trionfale, la giocatrice allenata da Tatiana Garbin, rilascia un’intervista in esclusiva su Abruzzando:

Come ci si sente al termine del primo torneo vinto?

Mi sento molto bene e sono felicissima perchè ho giocato bene durante tutta la settimana e questo è stato il mio primo successo 10.000 quindi sono ancora più emozionata.

Quali sono stati i momenti più difficili nel torneo?

Beh i momenti più difficili nel torneo sono stati sicuramente la semifinale e la finale in cui in entrambi i casi avevo perso il primo set e ricominciare mentalmente non è facile. Sono soprattutto contenta dei miglioramenti mentali che sto facendo e la mia capacità di reagire ai momenti difficili.

Con quale stato d’animo hai affrontato la finale?

Per la finale ero positiva e carica e non mi sono accontentata già della finale, sapevo che sarebbe stata una bella partita perchè la mia avversaria gioca molto bene e ha più esperienza di me.

Statistiche Alice Matteucci b. Claudia Giovine 5-7 6-2 7-5

Alice Matteucci Claudia Giovine
Ace 1 2
Doppi Falli 1 3
Break Point Vinti 6/13 4/7
Punti vinti 105 88

 

Dizionario Abruzzese Treppecore, tutti i vocaboli con la lettera T.

 

A di Arezelà B di Bummàce C di Caviciùne D di Ddu Bòtte E di Entresatta
F di Freèchete G di Gargarozze H di Hufàne I di Inguastite J di Jnnotte
L di Leccamusse M di Mazzamurille N di Nemale O di Ondo P di Papagne
Q di Quajàte R di Ruscicòne S di Sciuscellette T di Tastafèrre U di Uatte Uatte
V di Villegne Z di Zzune

T

  • t’attòcche: ti tocca, ti spetta, tocca a te, spetta a te, è tuo
  • t’attucchèje: ti toccava, ti spettava, era tuo
  • tabarre: tabarro ( tabbàrr’ appèle: ampio mantello rotondo foderato con pelliccia di capra
  • taccare: bastone
  • taccunèlle (li): tagliolini
  • taccunìlle: pasta fatta a mano a forma di rombo
  • tafanàre: deretano di grosse dimensioni.
  • tajafìne: taglia fieno (ammucchiato nel pagliaio)
  • tajafòrbece: insetto con artigli
  • tajarille: tagliolini, tipo di pasta fatta in casa
  • taje: taglia
  • talafine: delfino, termine arcaico
  • tambelature: soffitto
  • tanazzasa: tenaglie
  • tarette: buco per la fuoruscita degli escrementi
  • tastafèrre: calabrone
  • tastête: solido
  • tatà: padre, papà
  • tatìlle: fratello o amico caro
  • tatòne: nonno
  • tatasciòre: nonno
  • tatùcce: nonno
  • tecchie: tronco di legno, usato pure per dire di qualcuno che è molto robusto
  • tecchene: tecnica
  • telediàriu: telegiornale
  • tèmelitimilìne: sorbo
  • tenàje: tenaglia
  • tende: tinto
  • teppòne: zolla
  • teratùre: cassetto
  • tastête: solido
  • Terenzie: Terenzii Michelangelo di Città Sant’Angelo, marito di Anna la Noce, sorella di Filippo, fu costretto davanti alla testa mozza del cognato ad applaudire e gridare: viva al Re, morte ai carbonari!
  • terpore: torpore.
  • terràceneterrècene: tuono
  • tertêretertòre (lu): pezzo di legno da ardere
  • tièlle: tegame, pentola
  • tijàne: tegame
  • tijanelle: piccole tegame
  • tiijélle (la): teglia
  • tìne: cesto di legno adoperato un tempi per il bucato
  • tippòne. zolla di terra
  • tippùne: zolle di terra
  • tiratùre: cassetto, tiretto
  • tirètte: cassetto
  • tirolò: mazza per battere lo “zirè”
  • tirrìcine: tuono
  • tirripòne: zolla di terra
  • tjelle: tegame
  • tocca: pezzo di tela dura
  • TòjoTojine: Vittorio
  • tòlle: firi di aglio
  • tommele: misura agreste corrispondente a circa mezzo ettaro
  • tònne tònne: tutt’intorno
  • topanàre: tarpa
  • tope: figa
  • torciavidelle: dolori di pancia, usato pure per indicare un liquere molto forte
  • tore: toro
  • torza: fascio di legna
  • toste: duro.
  • tozze de pane: pezzo di pane
  • tragnetragnotragnu: secchio
  • trajne: traìno, carro di legno con sponde
  • trambe: instabile
  • trammàije: tram, tipo pesante e lento
  • trappètetrappìte (lu): frantoio
  • trasanne (la): sporgenza del tetto
  • travaije: lavoro
  • travajje: travaglio
  • travocche: trabocco, macchina da pesca formata da una struttura non fondata, ma fissata in equilibrio a volte con strallo di cavi e con fissaggio di pali alla roccia, tipica della costa medio adriatica e basso tirrenica italiana. La diversa caratterizzazione della linea costiera ne ha definito la distinzione di due tipologie essenziali: quella abruzzese che si distingue per esser posizionata trasversalmente rispetto alla costa cui è collegata da passerelle, e quella garganica, costruita a filo costa con piattaforma disposta longitudinalmente; nella zona di Latina si potrebbero citare «i bilancioni», piccole macchine dedite alla pesca statica situate nelle acque senza correnti di grandi canali che sboccano al mare, e «le padelle», una sorta di sbarramento mobile impiegato nei cordoni di dune lungo il litorale di Ravenna fin dal XIV secolo, con capanno adiacente
  • trazzera: sentiero per le pecore
  • tremmònie: persona grossa e pesante
  • treppìte (lu): treppiedi
  • trescà: trebbiare
  • trêsche (la): trebbiatura
  • treschêne (lu): gazzarra scomposta
  • treschènne: trebbiando
  • tresemarène (lu): rosmarino
  • tretacafé (lu): macina caffè
  • tretone: Tritone, divinità marina. Qui per maschio muscoloso e forzuto
  • trettecà: muovere
  • trettecàte: scossa (anche di terremoto)
  • trettechè: agitare
  • trezzechì: dondolare
  • tribbule: tribola; essere afflitto da continuo, assiduo tormento
  • tricuto: robusto
  • triscà: trebbiare
  • tritteche: smuovi
  • tritticà: smuovere
  • tritticheje: smuoveva
  • trittichème: smuoiamo
  • trittichene: smuovono
  • tritticore: tremarella
  • tròcchetrocchele: trogolo mangiatoia del maiale
  • tropèatrocpèca: sbornia, ubriacatura
  • trosamarìne: rosmarino
  • truccone: trogolo grande
  • trùchhe: pecora o montone che carica
  • trùe: navetta del telaio
  • trufulêtte (lu): salvadanai
  • tuppanara: talpa
  • truvacce: trovarci.
  • truveloso: torbido.
  • ttòneche: tonaca; ttòneche de ggnostre tonaca nera (inchiostro) del prete.
  • ttamarìsce: tamerice
  • ttedie : tedio, noia, uggioso
  • ttrezzeche: sbattere
  • tuletta: toletta
  • tumbagne: piano di legno per lavorare il formaggio
  • tumbìre: pioggerella lenta e insistente
  • tuppelêne (lu): grossa zolla di terra
  • turmente (la): sbornia
  • turnate: tornante, svolta alla sommità, il punto più alto
  • turtoreturtùre : randello, bastone per picchiare
  • tuzzulà: bussare

 

Dizionario Abruzzese Treppecore, tutti i vocaboli con la lettera F.

A di Arezelà B di Bummàce C di Caviciùne D di Ddu Bòtte E di Entresatta
F di Freèchete G di Gargarozze H di Hufàne I di Inguastite J di Jnnotte
L di Leccamusse M di Mazzamurille N di Nemale O di Ondo P di Papagne
Q di Quajàte R di Ruscicòne S di Sciuscellette T di Tastafèrre U di Uatte Uatte
V di Villegne Z di Zzune

F

  • fa: egli fa. fà: fare facèje: facevo
  • facèjene: facevano
  • facème: facciamo
  • facète: fate
  • faciavame: facevamo
  • faciavate: facevate
  • facìje (tu): facevi
  • facìjefaggìefaucìje: falcetto, falce
  • fafaflesche: è gioco dello schiaffo del soldato. Letteralmente: fava fresca
  • fa felone: marina la scuola
  • faggìje: falce
  • fahêgne (lu): fascio di canne acceso
  • fajenza: stoffa
  • faju: fagli
  • falbaquine: persona manierosa ed apparentemente gentile, ma poco raccomandabile
  • falciglie: falce
  • fangotte (lu): piccolo involto
  • fare: faro: qui per occhio
  • farfannicchie: demonio, Belzebù
  • farrone: farro, grano duro
  • fasce (la): fascia, striscia lunga di stoffa per avvolgere stretti i neonati
  • fasciatére (lu): stoffa che si adoperava per imbracare i neonati
  • fasciature: fascia di seta
  • fasciule: fagioli
  • fasciuole: fagiolo. “Li fasciuole spuricarielle” sono i fagioli freschi da sbucciare
  • fatichevule: lavoratore, laborioso
  • fatij’: lavorare
  • fatijà: lavorare
  • fatijàte: lavorato
  • fatije: lavoro, lavora
  • fatijème: lavoriamo
  • fatìjene: lavorano
  • fatijète: lavorate
  • fattecce, fatticce: doppio, che ha spessore
  • fatticce: spesso, largo
  • fattu: fatti
  • fàuce: falce
  • fàvce: falce
  • fàvucie: falcetto
  • fazzatora: tavola per impastare
  • fehure: figura
  • felàre (la): pagnotta di pane, (lu) filare di piante
  • felarélle (lu): arcolaio
  • feleppène (la): vento freddo
  • fellacchie (la): fiorone
  • fellacciane: fico primaticcio nero con riflessi azzurrognoli
  • fellata: pecora di due anni
  • fèlle: fetta
  • fellèniije (la): fuliggine
  • fenze: siepe
  • fèquere (la): fico
  • fèrchi: denaro
  • fere: soffia, tira (il vento); coniugato solo alla terza persona singolare di alcuni tempi dell’indicativo e, molto più raramente, al participio passato, al participio presente e al gerundio. Di questo particolare verbo non esiste la forma dell’infinito. È sorprendente che attraverso il trascorrere dei secoli, il verbo in questione abbia conservato assolutamente inalterata la sua radice latina ferre (paradigma: fero-fers-tuli-latum-ferre). E non solo: del citato verbo latino è rimasta intatta anche la forma irregolare (da cui deriva, nel termine dialettale, l’abolizione del modo infinito). Chiunque in età scolare si sia cimentato con le traduzioni dal latino, ricorderà con particolare insofferenza questo verbo ostico che, fra le mille eccezioni che lo riguardano, annovera anche la “disgrazia” di avere una quantità pressoché illimitata di significati (cosa non certo utile in fase di traduzione durante un compito in classe…). Fra tali significati ne ricorrono alcuni che ben giustificano quello attuale del nostro dialetto: diffondere, spandere, trascinare con sé, divulgare, irrompere, portar via. Tutte accezioni che si confanno ottimamente all’azione del vento
  • fetà: fare l’uovo
  • fetarole: galline
  • fetecchie: balordaggini, sbagli jetecchie: far cilecca
  • ffoghe: foga, impeto
  • fiasche: recipiente a foggia di fiasco
  • fiate: alito, respiri
  • fìcure: fichi
  • fijarse: partorirsi
  • fijàte: partorita
  • fije: figlio, figlia
  • fije de ndrocchie: persona furba, ma poco affidabile
  • fìjete: tuo figlio
  • filacciànefillacciàne: primi fichi
  • filine: fuliggine
  • fimminàre: donnaiolo
  • finànche: addirittura (ha jte finanche a Rome: è andati addirittura a Roma)
  • finànde: fino a
  • fìne: fieno, erba secca
  • finicìlle: baco, bachi, bozzolo del baco
  • fiò: non importa
  • fircine (la): forchetta
  • firritte: forcine per i capelli
  • firsòrefissòrefirzòre: padella
  • firzelle: striscia sottile, es.: ‘na firzelle de terre: una striscia sottile di terreno
  • firzore: padella per friggere
  • flussiêne (la): raffreddore
  • fogliacuole: foglie esterne del cavolfiore
  • fònache: scantinato, cantina
  • Fonda Limone : Fontana di Giove Ammone, località in comune di Scafa (PE)
  • fraceche: fradicio
  • fradmefràteme: fratello
  • fràffe: muco
  • fraffuse: moccioso
  • fraijélle (lu): due mazze legate per battere il grano
  • frascarille (li): minestra fatta con un impasto di farina di grano per le puerpere
  • frascarielle: polenta
  • frastière: forestiero
  • frastire: forestiero
  • frate: fratello
  • frate cuggine: cugino
  • fràtemefratemo: mio fratello
  • fràtete: tuo fratello
  • frattàzze: frattazzo: tavoletta in legno per spianare la malta
  • fratte: cespuglio
  • frciuin: forchetta (M. sul S.)
  • frèchete: fregato, buggerato
  • freèchete: esclamazione di sorpresa
  • frègne: in gamba, adoperato soprattutto per indicare qualcuno in gamba o qualcosa di interessante o bello
  • friccène, friccìne: forchetta
  • fricchiàle: catenaccio
  • frecagnule: volpino
  • fregna: organo sessuale femminile
  • fregnàcce: maltagliati
  • fregnàcce: frignàcce: fesseria, stupidaggine
  • frescella: cestello per il formaggio
  • fresche: fresco, adoperato in modo figurativo anche per indicare qualcuno che va o sta in carcere: es.: a le viste che ja successe a Cucuzze? L’hanne purtate a lu fresche. Hai visto cos’è accaduto a Cocuzza? L’hanno portato in carcere.
  • frèscule (li): fiscoli, o nelle tante altre terminologie utilizzate, sono i filtri per presse utilizzati negli impianti oleari tradizionali
  • fresélle (li): piccole percosse
  • fressaura: friggitrice
  • fressêre (la): teglia con manico che si usato per friggere
  • fressora: padella
  • frèzze: fionda
  • friaove: friggi uova, piccola padella con capacità sufficiente per friggere un uovo
  • frieffe: muco moccio
  • frijluse: freddoloso
  • friscu: fresco
  • frignàccefregnàcce: fesseria, stupidaggine
  • frisèlle. schiaffo violento
  • frissòre: padella per friggere
  • fròce: narice
  • frocètte: anello al naso dei buoi da tiro
  • fronna: foglia
  • frònne: foglia
  • frosce (la): narice
  • frubà: scorticarsi, consumarsi
  • fruncà: avventarsi
  • fruncarse: avventarsi su qualcuno per aggredirlo in malo modo
  • fruospe: fiammifero
  • frusce: foglie, frasche secche secche
  • fruscelle: contenitore in vimini per formaggi freschi (solitamente ricotta). Chiamato anche frusciarole.
  • fruscéttefrucette (la): attrezzo infilato nelle narici dei buoi per guidarli
  • frusciare: catasta di fascine ancora con le foglie (fruosce)
  • frusciuà: in senso generico vuol dire consumare, ma di solit viene adoperato per indicare lo sperpero o lo spendere denaro senza criterio. Deriva chiaramente dal termine fruscìo, voce che si crede creata dal popolo per spirito imitativo al fine di simulare il rumore di foglie agitate. Secondo altre fonti invece, la parola fruscìo deriva da “frusco”, fuscello, ramoscello secco. La prima ipotesi è la più ipotizzabile, visto che la moneta cartacea emette appunto un fruscìo, quando viene contata
  • frusta: spinello (lancianese)
  • frustallà: per scacciare i gatti (M. sul S.)
  • frustune: mortificato
  • frute: ferita
  • frùvele: mortaretto, razzo
  • fssaure: padella
  • fucaracce: falò; fuochi di San Giovanni dove la gente danza saltando a mezz’altezza fino a lambire le fiamme
  • fucone: braciere
  • fùje: verdura, verza
  • fulminàndefulmenante (lu): fiammifero di legno
  • funare (lu): fabbricante di funi
  • fuorchie: porcile
  • furàsce: selvaggio
  • furcène (la): forchetta
  • furcina: forchetta
  • furmale (lu): canale per l’acqua
  • furmose: grande, formoso
  • furasteche: selvaggio, poco accomodante
  • furèsteca: forestiera
  • furnacélle: fornacella, attrezzo in metallo per la cottura al carbone
  • furrune: precipitosamente

 

Abbazia di Santa Maria in Piano

In Abruzzo, in provincia di Pescara, poco distante dal borgo medievale del comune di Loreto Aprutino, di cui è territorio, è situata la chiesa abbaziale di Santa Maria in Piano, interessante monumento d’arte, soprattutto per la presenza di un pregevole ed insolito ciclo di affreschi, il più importante del quattrocento abruzzese.

Imprecisa è la sua data di fondazione. Secondo alcuni studiosi la chiesa potrebbe essere stata eretta intorno al V secolo d.C.. Comunque, le prime fonti certe relative a questa struttura sono state rinvenute in un documento della IX secolo, nel periodo longobardo, dove si parla della fondazione di una chiesa, dipendente dall’abbazia di Montecassino, costruita da monaci benedettini su un antico tempio dedicato al dio Giano, divinità bifronte.

Dopo varie vicissitudini, fra le quali un incendio, la chiesa, orami distrutta, passò alle dipendenze dell’abbazia benedettina di Carpineto Nora e venne ricostruita nel XII secolo con una struttura architettonica di stampo borgognone. Successivamente, nel XVI secolo, per volere dell’abate Umbriani, fu profondamente ristrutturata fino assumere l’impostazione attuale. L’abate, infatti, ampliò l’abside, sfondandone la parete esterna, rendendola in forma poligonale, con i cinque lati che sporgono all’esterno, al di là dell’antico muro perimetrale. Inoltre antepose alla facciata un portico che precede il portale di ingresso della chiesa. Fu poi alzato il campanile, che risulta così medievale nella parte inferiore, e rinascimentale in quella superiore, decorato con bacinelle policrome maiolicate.

La chiesa risulta formata da una unica navata con quattro archi trasversi acuti, che delimitano gli spazi per le cappelle laterali, dove sono rappresentate pitture murali, purtroppo mutilate, con storie di santi ed episodi della vita di Gesù.

Sulla controfacciata spicca un grande e magnifico affresco, in parte andato perso, raffigurante il Giudizio Universale. La rappresentazione dell’opera risulta insolita e del tutto differente da quelle classiche inerenti il Giudizio Universale, soprattutto perché riproduce elementi anche della tradizione islamica. Essa sarebbe stata ispirata dalla “visione dell’oltretomba” dell’abate Alberico, da bambino, durante una lunga malattia. Questo affresco rielaborato intorno al XV secolo, su un precedente dipinto, è stato effettuato con la tecnica dei colori sciolti a caldo nella cera, per rendere il dipinto più brillante. La raffigurazione è divisa in tre fasce. In quella inferiore sono rappresentati:  a sinistra, la porta del paradiso;  al centro, il fiume del purgatorio attraversato dal Ponte del Capello, che le anime non gravate da peccati sono in grado di oltrepassare;  e a destra, dei frammenti dell’inferno . Nella seconda fascia si notano San Francesco, San Domenico e Sant’Agostino, contorniati da due schiere di beati. Sulla parte superiore dell’affresco è riprodotto Gesù, seduto su un trono, con ai lati la Vergine Maria e San Giovanni Battista.

E’ tuttora sconosciuto l’autore degli affreschi. Tra le varie ipotesi, le più accreditate si dividono  su due artisti. Alcuni ritengono che sia opera del Maestro di Offida, nome con il quale viene chiamato un ignoto pittore esistito tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV.  Secondo altri, l’opera sarebbe stata eseguita da un Maestro di Loreto Aprutino, forse discepolo del Maestro di Offida.

Interessante e nuova è la rappresentazione dell’aldilà con il Ponte del Capello, della cultura islamica, o del Giardino delle Delizie, il nostro paradiso, anch’esso di cultura islamica, e precisamente persiana, come se queste rappresentazioni volessero unificare le due culture tuttora contrapposte.

La copertura  interna dell’abbazia è a capriate in legno, a vista, intervallate da mattonelle in ceramica. Sono presenti anche importanti arredi interni, come un altare maggiore in legno dorato, con statue policrome, un piccolo pulpito in legno, anch’esso dipinto,  ed un crocefisso cinquecentesco.

Come arrivare all’Abbazia di Santa Maria in Piano

Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada A14 e, una volta giunti in Abruzzo, uscire al casello Pescara Nord/Città Sant’Angelo. Imboccare, poi, la strada statale 16 (SS16) in direzione di Montesilvano fino a raggiungere la strada regionale 151 (SR151) in direzione, prima , di Cappelle Sul Tavo, e poi di Loreto Aprutino. Nei pressi di Loreto seguire le indicazioni per l’Abbazia di Santa Maria in Piano

Da Pescara: prendere la strada statale 16 in direzione prima di Spoltore, e poi di Cappelle sul Tavo. Imboccare, poi, la strada regionale 151 (SR151) in direzione di Loreto Aprutino e, nei pressi del paese, seguire le indicazioni per l’Abbazia di Santa Maria in Piano